BORNEO : gli orangutan di Sandakan 

Giungla impenetrabile; vette di oltre 4.000 metri; animali di ogni genere e atolli dal mare cristallino rendono il Borneo una delle Regioni più affascinanti di tutto il Sud Est Asiatico.

Diviso tra Malesia, Indonesia e Brunei, il Borneo, terza isola più grande al mondo, agli occhi di noi occidentali viene spesso considerato una meta tanto selvaggia quanto inaccessibile. 

Il Sarawak, nel Borneo malese, ospita una delle pochissime riserve al mondo dove è possibile vedere gli Orangutan in stato di libertà: il Semenggoh Wildlife Centre. Qui, da oltre 20 anni i ranger locali lavorano per reinserire nel loro habitat naturale gli Orangutan rimasti orfani o salvati dalla cattività.

Il Borneo presenta una grande biodiversità se paragonato a molte altre aree. Si trovano circa 15.000 specie di piante da fiore, con 3.000 specie di alberi, oltre a 221 specie di mammiferi terrestri e 420 di uccelli.

La foresta pluviale del Borneo è l'unico habitat esistente per l'orangutan, oltre ad essere un importante rifugio per molte specie endemiche, come l'elefante del Borneo, il rinoceronte di Sumatra, l'orso malese, il babirussa e il leopardo nebuloso del Borneo.

Gli ominidi (Hominidae Gray, 1825), noti anche come grandi scimmie, sono una famiglia di primati risalente al Miocene inferiore. Di questa famiglia fanno parte gli oranghi, i gorilla, gli scimpanzé, gli esseri umani e alcuni gruppi fossili, tra i quali gli australopitechi. Fino ai primi anni sessanta venivano classificati come ominidi solo l'uomo e generi estinti ritenuti appartenenti alla linea evolutiva umana. Il termine viene ancora usato talvolta nel linguaggio comune con tale significato.

Le foreste pluviali del Borneo malese costituiscono l’habitat di specie affascinanti come l’orango del Borneo, l’elefante pigmeo, il leopardo nebuloso, la scimmia nasica e il rinoceronte di Sumatra, tutte sull’orlo dell’estinzione. Gli ecosistemi forestali, inoltre, immagazzinano grosse quantità di anidride carbonica che viene di nuovo rilasciata in caso di degrado e abbattimento delle foreste stesse, di dissodamento tramite incendi o di drenaggio delle torbiere per la loro conversione in piantagioni.

L'orango è un animale tranquillo e pacifico: non fugge alla vista dell'uomo, ma lo fissa incuriosito con calma. Se suppone pericolo, cerca scampo sulla alta cima degli alberi e si nasconde fra il fogliame; se poi non si sente abbastanza sicuro, salta da una cima all'altra, ma sempre con cautela.

Conosce l'impeto e la leggerezza di altre specie di scimmie. E’ sempre così lento nei movimenti che lo si può inseguire comodamente; che però si difenda con bastoni maneggiandoli a foggia di clava è una leggenda raccontata dagli indigeni, ma non è stata mai creduta da alcuno. Senza dubbio se viene ferito e si vede il cacciatore alle calcagna sa difendere valorosamente la propria pelle, e non è avversario spregevole, avendo fortissime le braccia e formidabili mandibole. Con facilità spezza un rampone od il braccio di chi con esso lo minaccia: i suoi morsi sono veramente terribili. 

La Terra è un pianeta dall’incredibile biodiversità: in ogni luogo del globo, infatti, è possibile scovare una moltitudine di specie vegetali e animali tra le più disparate. Eppure, a causa delle attività dell’uomo quali l’urbanizzazione massiccia, il disboscamento e l’inquinamento, molti paradisi di flora e fauna sono oggi altamente minacciati. Ormai da tempo si parla di “polmoni verdi” per indicare quelle aree che, data la loro ricchezza vegetale, contribuiscono in modo preponderante alla salute della Terra. Luoghi estesi e incontaminati, veri e propri serbatoi d’ossigeno che, da millenni, garantiscono la sopravvivenza di ogni essere vivente. Ma quali sono i principali polmoni verdi della Terra e perché sono sempre di più a rischio?

Sono molte le grandi foreste e i paradisi di vegetazione, disponibili sul nostro Pianeta. Queste aree assolvono alle più svariate funzioni: oltre alla produzione di ossigeno e contestualmente all’assorbimento e alla riduzione dell’immissione di anidride carbonica in atmosfera, risultano fondamentali per la regolazione del clima, per il mantenimento del terreno con una continua azione antierosione, come fonte di nutrimento e riparo per molte specie animali.

Delle foreste immense che ricoprivano il Borneo sono rimasti piccoli fazzoletti di terra. Vengono, infatti, incendiate per guadagnare terra per la coltivazione principalmente dell'olio di palma. Gli animali spesso si rivoltano contro l'uomo e vengono uccisi a colpi di machete. Altre volte vengono percossi o feriti gravemente e lasciati morire. 

Il Centro che ho avuto la fortuna di visitare si occupa di salvarli, curarli e poi reinserirli in natura cercando di interferire il meno possibile. Le strutture che normalmente li ospitano sono grandissime perché questi animali hanno bisogno di molto spazio. Sono state create delle isole in cui gli oranghi vengono tenuti e curati e dove l'uomo si occupa di nutrirli senza entrare in contatto con loro proprio per rispettare la loro natura schiva e per facilitare il loro reinserimento in natura. Ricordiamo che gli animali non sono fatti per l'uso e consumo dell'uomo. Le foreste, purtroppo, sono tutte in pericolo. Non solo in Asia ma in tutto il mondo ci sono multinazionali che depredano ambienti e mettono in pericolo interi ecosistemi irriproducibili, per creare coltivazioni o allevamenti intensivi di animali da carne. È tutto un sistema sbagliato che fa arrivare soldi solo nelle tasche di persone ricche e senza scrupoli. Le popolazioni che usufruiscono di questo sistema sono le popolazioni occidentali che quindi sono direttamente responsabili.

In cosa consistono le isole dove vengono curati gli oranghi e da chi vengono messe a disposizione? Le isole si trovano all'interno del Centro di recupero e sono divise dall'acqua, di cui gli oranghi hanno paura, come dei piccoli fiumi che le separano. Quindi gli animali non possono scappare ma hanno moltissimo spazio a disposizione. Man mano che si abituano vengono messi in isole più grandi senza rifornirli più di cibo in modo da riabituarli gradualmente all'autonomia. Quando sono pronti vengono catturati e riportati nel cuore della foresta. I volontari si caricano di gabbie pesantissime, perché l'orango è un animale molto grande, e camminano per giorni per raggiungere i luoghi più adatti per liberarli. Gli animali vengono seguiti attraverso un microchip. Mentre ero lì abbiamo visto che una femmina aveva avuto i cuccioli. Questo ci fa ben sperare!

di Emanuela Scarponi 

 

Museo delle Civiltà-Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini"

MAV 2018 avrà luogo a Roma presso la Sala Diego Carpitella dell’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia, in piazza Guglielmo Marconi 10 dal 22 al 24 novembre 2018 (orario 9.00 -18.00), a cura di Emilia De Simoni, Laura Faranda, Francesco Giannattasio, Giovanni Giuriati, Antonello Ricci

Presentazione del documentario "I San del Kalahari", proiettato in occasione del MAV, Materiale AudioVisivo 2018 presso il Museo della arti e tradizioni popolari, piazzale Marconi 10

22-23-24 novembre 2018.

Il documentario i San del Kalahari di Emanuela Scarponi in anteprima in lingua inglese con contenuti inediti

La visione sarà sempre disponibile al pubblico nella Sala delle Colonne durante i tre giorni della rassegna MAV.

I temi proposti per questa edizione sono: Etnografia condivisa (Jean Rouch, Moi un noir) Cinema etnografico come strumento di ricerca scientifica (Diego Carpitella, Cinesica 2 -Barbagia) Etnografia delle migrazioni (Vittorio De Seta, Lettere dal Sahara)

Diritti umani in Africa di Emanuela Scarponi

L'Africa è diventata di attualità in Italia a causa dell'immigrazione clandestina improvvisa che ha suscitato molteplici problematiche in tutto il Paese e in tutta Europa. È un fenomeno assolutamente nuovo rispetto agli anni in cui tutti noi ci interessavamo di questo Continente per motivi di studi.

In realtà credo quindi che il diritto alla informazione sia appunto un filone nuovo che debba costituire una opportunità per dare voce all'Africa. Tra i vari diritti umani non meno importante degli altri è il diritto all'informazione, senza il quale non si riesce ad avere contezza di quello che questo Continente porta con sé.

L'Africa è gigantesca! E la carta geografica che mi accompagna sempre ne dà conto con tutti i suoi confini politici e fisici. In questa maniera riusciamo ad avere un'idea anche della grandezza di questo mondo e della piccola Italia situata nel Mediterraneo, in effettivo contatto con tutto il Nord Africa, quindi punto di approdo per molteplici persone che scappano e fuggono da molti Paesi in guerra. Ecco l'importanza di scrivere in modo da rappresentare le problematiche di questi Paesi, e portare al contempo  i valori positivi che questi  Paesi portano con se'.

Purtroppo non arrivano notizie positive da questo Continente che, in realtà, agli occhi di coloro che lo conoscono offre grandissime bellezze, oltre che naturali anche storiche, che appartengono alla storia dell'Uomo. Sappiamo tutti che l'uomo nasce in Africa dai ritrovamenti paletnologici effettuati. Sappiamo che nell'antichità esisteva la cultura afro-romana e la conoscenza e la cultura mescolatesi hanno dato vita ad una nuova cultura mista. Questo è alla base di tutti gli incontri e scontri di tutta la storia del mondo. Da qui la decisione di cominciare a scrivere di queste tematiche.

Quanto al tema di oggi, che tratta dei diritti umani in Africa, ecco appunto il collegamento con la stampa: da molti Paesi non riceviamo informazioni. Di qui l'esigenza di individuare persone provenienti da vari Paesi dell'Africa che possano fornirci informazioni reali di ciò che in realtà succede, anche con una  serie di conferenze che possano dare l'opportunità di comprendere a fondo il perché del  fenomeno dell'immigrazione, del perché le persone rischiano la vita attraversando il deserto del Sahara, cavalcando infine le onde del Mar Mediterraneo su mezzi di fortuna che spesso causano terribili naufragi, causando la morte di questi disperati, pur di arrivare in quella che considerano la terra promessa, cioè l'Europa, dove c'è la ricchezza e dove si può vivere bene.

Arriviamo quindi a trattare il tema dei diritti umani in Africa: il problema della fame, delle guerre, della distruzione di massa e così via. 

Nella scuola italiana si studia la storia della schiavitù. Ho fatto un punto fermo sulle date in cui questi fenomeni nel mondo hanno fine: la schiavitù finisce in America circa cento anni fa, nel 1865, ed  è veramente folle pensare che fino a soli cento anni fa ci fossero persone che venissero incatenate e trasportate per farne degli schiavi.

Ovviamente questi uomini nati schiavi si sono poi riscattati e successivamente sono diventati uomini liberi fino ad arrivare a questo grande momento in cui il Presidente degli Stati Uniti d'America è un nero, un uomo di origine africana. Penso che questo sia stato un grande momento della storia dell'umanità. Gli Stati Uniti sono arrivati a questo importantissimo momento, che sarà e resterà per tutta la storia dell'umanità.

Questa è la motivazione per cui nasce la testata Africanpeople, che conta sull'ausilio di appassionati ed esperti d'Africa, per cercare proprio di garantire informazione, che  non deve essere di parte,  manipolando le informazioni. Anche grazie ai mezzi informatici, oggi è possibile garantire notizie ed è già qualcosa.

Quindi credo che questo sia il momento di invertire il punto di vista e di voltare il nostro sguardo verso il Mar Mediterraneo per comunicare con persone in grado di gestirsi. Ci sono stati dei momenti in cui i diritti umani sono stati violati perché appunto era difficile raggiungere questi Paesi, per motivi naturali (cioè per gli ostacoli naturali come il deserto, la foresta pluviale, eccetera), ma soprattutto per assenza di collegamenti. Per cui l'Africa è "terra di nessuno" tutt'oggi, ma oggi la novità è la globalizzazione, che vede tutti collegati tramite Internet. E' un mezzo di comunicazione che, se usato bene, ha dell'incredibile e ti conduce dall'altra parte del mondo nel giro di un secondo. Questo permette la comunicazione, anche in Africa.

L'economia globale in disfacimento totale rende la vita più difficile nelle zone vicine al Sahara, per via del processo di desertificazione in corso. Quindi persone che prima potevano sopravvivere, oggi incontrano grosse difficoltà.  I problemi economici in Europa e in Italia in particolare si aggravano ancora di più in questi Paesi traballanti. Quindi, come si diceva qualche tempo fa, non ci sarà mai un arresto dell'immigrazione clandestina e loro malgrado i poveri del mondo rischieranno sempre la loro vita. Per cui credo che sia opportuno che l'Italia si metta a guardare l'Africa positivamente per creare un ponte, rapporti culturali e di cooperazione allo sviluppo in questi Paesi, che chiedono solo di essere ascoltati. In Italia non tutti parliamo la lingua inglese, mentre in questi Stati tutti  comunicano in doppia lingua, sia quella dei colonizzatori che la loro. Quindi è arrivato il tempo di superare il pregiudizio e cambiare l'idea che abbiamo di questo Continente. 

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